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Tornare libero- I volumi spalancano i cuori nel ventre assolato. Nei dirupi fioriti lo sguardo cattura la cecità. Gli occhi si spengono, entrano in ogni cavità, guaine manesche ripetono il respiro, dosano il coraggio necessario ad attrarre le fonti. Il sole spinge le foreste nel passato fiorito. Movenze invisibili tracciano organi nudi, cola l'allegria, materia inanimata si salda nel petto. E' pomeriggio, calore imprevisto accoglie la tua avventura, crepitìì sfrigolano fra i rami appena innestati, mani graffiate accarezzano il petto, dolcemente lo piegano, la torsione vibra, risuona l'invisibile, ora il canto sostituisce la mente, le pieghe della pelle si aprono, flussi di lava erompono nelle valli carnose, i fiori risalgono la corrente accucciata nella baia. L'inverno ti conduce sull'altipiano. Crateri profumati rigano il deserto, le tempie affossano il respiro nel centro di un cosmo evanescente, nuove posizioni straripano da tensioni inanimate, spingono la frequenza degli abbracci oltre il vivente, la prateria d'aria s'increspa, polvere spenta intasa le gole, nutre mucose abituate alla luce ma ormai pronte a congiungersi. I rampicanti ghiacciati strappano la luce dai cieli, nutrono le fonti ruotanti delle radici, i tuberi assorbono la carne degli spettri, colonne di armenti affollano i vortici, sollevano le radici mutevoli, le avvolgono in mantelli intessuti di sonorità pulsanti. Il ventre si apre alla vita dei pascoli lunari, riflette le stelle, le sue membrane aderiscono agli esseri inanimati dell'inverno affollato. L'altipiano si allontana dalla vista, manifesta la presenza nell'aria ventosa quando appare contenuta nel proprio uovo, nell'alba dei fossili, nel calore del golfo ormai evaporato. La luna spinge la marea all'interno, il petto risale fra le costole, sprigiona salmastro, diffonde nella scogliera semenze insicure, l'incedere temporalesco delle membra inumane affonda nella pancia, il gomito urta il fondo sabbioso, i coralli assorbono le membra per gioco, per se stessi. L'inizio della primavera scorre vicino, articola le ossa, riluce nel bosco, si spegne nei campi lontani, il cuore affama l'involucro per dirigerlo meglio, i vortici della vita calano nei fondali aperti al flusso dell'amore, le vite sommano in tensioni vivaci, squittire di membrane liberate dalla pressione. La costiera sospende il contatto, ritorna nel corpo informe, scuote gli involucri, osserva dalle montagne la fuga del cielo, si unisce oltre il cuore, attende l'arrivo, dissolve ogni presenza, agili posizioni affollano il presente al di là della luce, fra il dissolversi degli abbracci. Il mare si forma lentamente. Calore nel calore, mescere di conchiglie abituate alla tempesta, la densità accoglie spinte invisibili, solidifica nell'assenza di spazio, affonda nel collasso animale, scorre nei canali, appare in sovrapposti livelli, si polverizza lontano, nei cuori evanescenti, riduce nel presente, affolla gli strati del litorale, pinete profonde risucchiate nella giungla lacustre unica presenza nel fondale dell'estuario ancora lontano dal mare, diffuso nel vapore, respiro del tuono. Ogni giorno, nel cuore, al largo, nello spegnersi dell'orizzonte, nella brina sfarinata sulla tua epidermide, nella polvere fluttuante al di sotto delle luci, il volo stringe il passo, contiene il volto in docili carezze, perde la premura, coglie i fiori spumeggianti fra le onde, la spiaggia sprofonda al sorgere del mare, solleva nuovi corpi, altre pressioni riversano nuovi cicli.

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Title:"fogless", video-comunication,free video art, 13 February 2013,duration:0:09:11,file wmv.size 60,5 MB, streaming 1000

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