My videos, images, musics and others, that can be seen and freely downloaded by anybody from this web-site, may be considered "alternative"mainly because nobody has to pay to get them. I won't say anything about my own idea of video-art, images or art itself, because I hope my works are able to give enough informations about it. No explanations are needed.. Each video you can see in this web-site is part of a longer video I have produced and converted into MPEG2 for DVD. I only want to do one general statement: I use internet comunication because I believe that it has become a comunication instrument just as independent as cinema, TV or visual arts. My name is Virginio Sparavigna. I live in Italy.

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Il tuo amore, il tuo sguardo, il calore del tuo cuore, nelle siepi l’alba si ammassa, entusiasmo nel tuo petto, finalmente abbondanza, le tue visioni nel cielo, intensità, acqua lacustre leviga i tronchi, grovigli di vitalbe, profumi. Gli impulsi abbracciano gli spiriti, il fiume spinge l’amore al contatto, il vento scuote le membra nel pomeriggio, le braccia sorreggono la fioritura del corpo. Le visioni si dileguano, la vicinanza è più intensa, il calore comprime le cosce, nel petto l’accoglienza compie, riconosce. Con i movimenti sostengo la tua perdita, il mio corpo, così ben racchiuso, dissipa , non indietreggia, il cuore comprime l’aria, l’aria nel cuore irrompe, i richiami evitano i sentieri, i contatti intensissimi. La corsa replica i salti rocciosi, frane lamellari solcate delle caviglie, lo slancio avvolto in tremiti, rena gelata. Il calore arriva col vento, affiora negli occhi, colma il torace, traccia l’oceano in cui avvolge. Onde sospese tra i rami, spighe dense d’amore, il pasto scivola, fiume intenso, rive carnose, intrecci di attimi. La vita pulsa, bagna il cuore, oceano di se medesimo. Tuoni estivi scendono a riva, l’asfalto cosparso di fiori. Il canto ha dissolto le note. L’entusiasmo spinge il bosco nel cielo, i gesti assecondano le presenze, il movimento scavalca l’amore. Insieme. La bocca apre il cielo, tintinnio di perle, presenze intense, trasparenti, i fiumi di calore sorreggono le spinte dei viventi. Lembi di cieli disciolgono rapidi passaggi, cascate tumultuose popolano il giaciglio. Il giardino concentra il pulsare dei soli, il volo delle ombre è cauto. Con i tuoni il mantello scivola, l’acqua germoglia in superficie. Ogni unione produce un fiume, una ghirlanda di attimi bacia il tuo amore, i battiti del cuore condensano le frequenze del fiume. Pulsa nel volto scosso dai tremiti dell’intensità, l’aurora cieca lampeggia, solleva la pelle, forma l’orizzonte di un istante. Le mani solcano i gomiti, le natiche, riverbero della vita, colline carnose fluttuano nel fiume, i canali dileguano in un intreccio, spessore terrestre nell’abbraccio friabile, lentissimo. Il sorriso nell’umidità notturna accende il corpo vorticante. Gli incontri scuotono i tratti del volto, bagliori interni piegano la luce. Il calore torna e prende, trema, pone l’acqua fra le braccia, torna e canta, la siepe prende il tuo sorriso, il cuore, gli odori sollevano l’ombra decisioni incaute colmano. Trova lo slancio, accosta la dolcezza del silenzio, Morbidi, rapidi livelli discendono risalgono, tracce umide rivolte al cielo. Il volto della letizia ramifica, ospitale. La condensa del cielo avvolge le guance, alcuni attimi necessari per comporre l’emozione poi incontri veloci, discendenti, affaticati nel volto, immagini perse nei circoli della pressione, lieve e continua, oltre il cuore. L’airione affonda il suo peso fra le anguille, la massa luccicante dedica la danza al sole, l’intensità dissolve il fiume, dal petto una fuoriuscita di lucciole conquista l’orizzonte, il tremore di ali sottili affiora nella quite,, il lago riassorbe il respiro, seduti nell’erba, le mani infuocate. La neve disegna una nuova vita, città effimere sgretolano nel vento cristalli sonori, cibo lunare, la raccolta dell’inverno accoglie la tormenta, il lago galleggia nelle nuvole, copre la neve di vertigini stellari. Sul fondo del lago la neve ammassa altre città, la vita protetta trema nella sua sorgente. La brezza è favorevole, il contatto riduce l’attesa. Le bocche avvicinano l’aria, l’assaggiano, flettono nel mare sovrastante. Voglio incontrarti e ripeto alle membra di non interrompere il volo, voglio incontrarti e la presenza aleggia in una tratturo profumato di sorgenti estive, ora voglio e mi abbandonano, le strade disgiunte di torrenti improvvisati, il ventre strattonato dagli impulsi di energia impetuosa. Nessun nome può condurre. Le costole trattengono la gioia. Fiori lanosi scorrono la strada. Il pomeriggio rilascia la presa, ogni entrata viene coperta di addobbi. La schiena ritrova le ali e la nebbia protettiva, nel petto gli animali si spingono fin sulle alture, la pelle invernale aderisce alla mente, al di fuori della vita un’ atmosfera splendente. L’incontro ininterrotto è quel che sono, la foresta è attenta, silenziosa, allontana i pianeti, spinge i venti fra le braccia. Il mare stupito nello sprofondare le membra. Il calore ruota nelle ginocchia, genera semi, ruscelli profumati accrescono l’aria. Instabile e mutante oscilla il coagulo di pressioni, Tra le vertebre solcate dal vento la volontà diventa umile. Nel cuore piove sul prossimo raccolto, le spighe rifrangono scintille d’insetti. Le membra abbracciano i suoni. Nello sguardo attimi squamosi immergono la curiosità nella piantagione rigogliosa, larici tesi dal vento afferrano il calore della terra, ne vibrano, schiudono le radici in laghi di linfa trasparente. Battiti al tramonto, ali precipitano sorreggendo i cuori, le mani risorgono dal terreno per serrare gli abbracci nel calore dei condottieri, spiriti vellutati adagiati nel sudore di pomeriggi urbani. La spinta delle nuvole schiaccia gli organismi contro l’acqua del sottosuolo, seduti all’entrata dell’estuario, il coraggio oscilla infiammato, il respiro svuotato perfora il diaframma e solleva sempre più lontano, nella presenza del tuo corpo il mattino genera amore insidioso, senza la tua memoria il petto libera la notte, lana alpina ammassa nuvole sopra l’arenaria, una cappa di tuoni condensa l’abbandono. Il giorno riconosce ogni partenza. I corpi ammassano la neve nelle scintille. Il fumo del calore colma rapidamente la valle, delfini alati cadono nello stagno, giungono alla fonte, la precisione del cuore è l’accoglienza, frenetiche bocche accendono l’aria terrestre, i canali espandono la circolazione, il profumo della vita allieta. Spesse calotte sabbiose ruotano nel crepuscolo. Nel gregge si fa strada il bue, la pelle chiazzata dalla crepe di cuoio si raccoglie nella mano, l’affetto, l’innocenza spingono oltre la terra, il vento raccoglie l’invito, il gregge apre le proprie spire, fluisce in un giovane corpo, mormora nelle capanne a ridosso della spiaggia, trema il cielo sotto il peso del ritorno. È mattina, la mattina di un pianeta lontano. Erba vorace di emozioni festeggia le nuove presenze. La linfa scorre nei sentieri, insetti di tessuto mangiano le visioni, nessun sorriso dura oltre la propria intenzione, camelie nane rapiscono merli sbadati, la neve onnipresente volteggia tra le farfalle elettroniche, il suono solca con prepotenza i dirupi luminosi, tremori di coraggio, il contatto lascia libere le sue radici. I pesci osservano il fuoco smarrirsi nella palude. Il sole respira tra gli occhi. Il velo sospira tra le spalle, lieve, incauto, rumori fra le membra. Nelle mani il coraggio della vita. Senza alcuna protezione il mare indietreggia nelle valli, i terreni incolti fluttuano tra i canneti, ripidi pomeriggi salutano. Ora che è nato, mi affeziono al tuo ritorno. Nessuno ti incoraggia nella discesa eppure la sua mano è ben salda nella tua, nient’altro che intensità, ovunque. I movimenti si liberano della pressione, non le seguo, le amo. Ora il cervello non sa di essere umano, vola con gli uccelli, mangia con i pesci, gela con la brina, pulsa senza un limite. Il cervello nel mio cuore, fra le tempie, nel ventre, all’alba nelle tue mani, in una immensa onda di calore.