Niente è più freddo  
Ascolto sconnesso
Disturbi dappertutto
Lento si interrompe
Incitare
Affrancato penzola senza testa
Pioggia di lava nella gola
Il forno che brontola                                  back
Rantolo di un automa saccheggiato
A pezzi, affacciato alla finestra
Dolce sollievo raccolto
Parlante, cortesia ingorda.
Astio seccato, travolgere e distruggere
qualcosa che resiste,
Il tatto non lo riconosce.
Toccare, vedersi nel fondo a macerare,
cibo a propria volta.
Pianeta di cannibali
appestato dalle urla delle stelle

Ferito, compiaciuto dalle profonde piaghe.
Ricomposizione lenta di ogni taglio
e molta memoria per scarnificare ad altri.
Memoria aguzza
e abbondanti ossa di crani frantumati

Il futuro interessa solamente una esistenza strutturale e strutturantesi
Colonizzare continuamente le aree di strutturazioni in cui le persone coabitano
Al di fuori delle colonie nessuno è riconoscibile o riconosciuto
Attaccare e sterminare
Uniti nel reciproco macellarsi
Uniti nella dedizione alla tortura
Uniti nella eterna vendetta
Uniti nella scopata sanguinaria
uniti contro ogni tolleranza
Uniti per soffocare i propri figli
sempre uniti nei massacri
e sempre uniti nell’inevitabile assassinio
uniti nella fuga
Meglio nutrirsi dei cadaveri che scorazzano nei cimiteri
per apprezzare il disgustoso, implacabile gusto
del silenzio,
la sua sincerità
Festa in città

Gli schiaccio le mani
non voglio che passi da quella strada
Morsa la mano
Qualcosa si allunga dentro di me
Ti graffio a sangue
La tua pelle non vuole
staccarsi da Me
La testa mozzata
cade di schianto contro uno spigolo
L’umore bianco zampilla sempre
in questi casi,
mi hanno detto