La diversità indica un processo di trasformazione le cui diverse fasi, in realtà, non possono essere ben definite.

( Se non sono fasi definite allora non sono più fasi...........).

Ben definire le diverse fasi di una trasformazione vuol dire stabilire relazioni di qualche tipo, uguaglianza, proporzionalità, misurabilità, qualificabilità, in modo che tali definizioni dicano qualcosa della natura della trasformazione.

Purtroppo non esiste un effettivo comune denominatore definibile fra le diversità in cui la trasformazione appare.

E, pure, se di trasformazione non si può parlare, non esiste nessun comune denominatore, nessun elemento comune, sufficientemente ben definibile

da rendere una diversità abbastanza uniformemente definita da poter essere rappresentata e nominata.

E' un grave e sistematico errore ritenere che esista la possibilità di definire in modo sufficientemente rappresentabile

una diversità, una trasformazione.

Poter definire un ente, qualsiasi esso sia, è una vana impresa.

Nessun dato è così esatto e allo stesso tempo così particolarmente mutante da poter rappresentare in modo adeguato ciò che esiste.

Detto in altre parole,una vera trasformazione, e si vive davvero in un mondo di vere trasformazioni,

non può essere rappresentata poichè le parti in cui dovrebbe essere divisa per poterla definire non hanno

elementi comuni definibili, non hanno, per essere corretti, nemmeno le parti.

E' un grave errore ritenere che tali parti esistano, o ritenere che esse non esistano.

Per le trasformazioni la definizione in parti non si pone.

Dunque l'attività del definire serve a ben poco per capire il senso delle trasformazioni e il senso del definire stesso e il senso di ciò che viene definito dal definire.

Normalmente si vive nell'infinito insieme del definito e del definibile. Eppure questo insieme non ha niente a che fare

con la trasformazione e la diversità che si manifesta nella trasformazione.

All'interno dell'insieme del definito, del definibile, del rappresentabile, del nominabile, non esiste vita

e quel che vi appare in quanto in tale insieme è stato definito, può sicuramente funzionare come elemento definito ma resta ignoto

e privo di senso rispetto al proprio esistere.

In effetti non interessandosi alla relazione eventualmente esistente tra l'esistenza ( la vita ) e l'insieme di ciò che è definibile e non definibile,è possibile stabilizzare la non definibilità della trasformazione in una quantità di relazioni

fra loro confrontabili. Mediante tali relazioni e e i rapporti che intercorrono fra esse

è possibile creare un mondo di uniformità senza senso che funziona.

Se questo mondo è quel che basta a non si sa qual soggetto, ognuno lo decida per sè.