La struttura sembra essere un luogo ove poter

trovare delle parti principali e altre parti derivabili da quelle principali in modo che si pensi così: prima ottengo questa affermazione, poi ne segue l'altra, in un modo o in un altro.

Questo succede poichè la struttura sembra affrontabile a pezzi e  non nella sua interezza.

Probabilmente l'interezza della struttura non esiste,

ma non è neanche lecito pensare che quel che appare della struttura sia vero, anche se serve, per esempio, a far funzionare l'aspirapolvere.

La struttura serve a qualcosa, ma dedicarle troppo tempo, per capire chi mai essa sia e dove può condurre non ha molto a che fare con la vita.

Gli elementi della struttura sono giustamente ma erroneamente isolabili e gerarchizzabili . Essi, come non struttura, sono   in reciproca, atemporale e aspaziale relazione e delle loro relazioni si sa ben poco, almeno fin quando vengono analizzate come strutture.

Tramite l'interpretazione della struttura come qualcosa di esistente in quanto struttutra si ottengono inevitabilmente una realtà di cose e di utensili, di individualità, di diversità da strutturare per essere comprese e manifestate.

Purtroppo le proposizioni in grado di edificare la struttura e le parti che ne derivano non sono concepite da un essere che concepisce il prima o il dopo o la deduzione o l'induzione.

Esse si manifestano tutte insieme col preciso scopo di simulare una struttura per intrattenere in un gioco infinito la struttura stessa.

Se gli elementi della struttura vengono, come dire, vissuti insieme, e non all'interno di un prima o un dopo, o all'interno di una sofisticata coscienza di una qualche convenzione,cominciano ad apparire alcuni dei funzionamenti che agiscono le strutture.

Capire tali funzionamenti non serve a molto per una esistenza e una coscienza interamente assorbita nella struttura.

E anche il solo nominarli, quei funzionamenti,  li riconduce immediatamente sotto il controllo della struttura che contribuiscono ad edificare.