La strutturazione del fare si fonda sulla progressiva deprivazione della percezione.

Il nucleo di azione della strutturazione si addensa nell'attività dell'individuare tipologie di strutture capaci di individuare, ovvero capaci di creare dei soggetti strutturali il cui incessante ricombinarsi porta alla creazione dell'individuo umano e dell'Habitat che egli popola e osserva.

L'individuo risulta essere un semplice aggregato di strutture,in questo senso le strutture creano l'individualità umana che, al di là delle strutture che la costruiscono e decostruiscono in continuazione, non esiste.

Può sembrare un paradosso, ma le strutture sono ben più vive della individualità che generano.

 

 

Come individuazione ,lo spazio può nascere come misura;

al meglio della propria intelligenza può costituirsi come limite di un determinato orientamento.

La struttura, nell'individuare i suoi obiettivi e scopi, fraziona la percezione. Lo spazio e il tempo sono frammenti di percezioni.

Meno poeticamente, sono quel che resta della distruzione della percezione. La struttura ,come obiettivo e scopo, costituisce il giudizio.

Il giudizio è utile, individua, frammenta, controlla, discrimina, in generale crea forme di definizione e, attraverso esse, edifica addirittura una notevole illusione di realtà che viene sostituita in ogni istante della vita dell'individuo simulato, alla percezione non condizionata.

L'illusione più tipica della individualità umana è quella di poter affrontare il sistema delle strutture isolandone le parti.

Il sistema delle strutture appare all'individualità come costituito da singole parti e da complessità osservabili in varie sistemiche....., ma in realtà quel sistema è qualcosa di unitario, usando -ahimè- un termine strutturale per descriverlo.

Quel che appare come struttura è in effetti una scaltra suggestione di realtà, è La Suggestione del Reale.

Ma in realtà quel che appare come struttura non esiste.

E d'altra parte come elemento unitario si è reso inconoscibile.

Può solamente essere visto nel passato, nel fluire del tempo,  nelle strutture.

Si tratta di qualcosa di non abbastanza vivo da staccarsi dalla individualità che simula per esistere da solo.

Quel qualcosa è, di fatto, una forma di deprivazione della percezione e la sua strategia di esistenza consiste nel ridurre l'attenzione e la vita degli esseri che colonizza su segmenti di strutture, su frammenti di un insieme che non può mai essere percepito nella sua interezza poichè come insieme non esiste.

E non esiste nemmeno come struttura.

Sarebbe un errore ritenere che esista un ente che crei la simulazione della individualità umana.

Un tale pensiero è di chiara fattura strutturale.

Se al di fuori della struttura esiste altro dalla struttura stessa, cosa per me certa, è un fatto cui ognuno rifletterà, percepirà, eventualmente, per conto proprio.