I sistemi di rappresentazione della realtà sono gli strumenti che permettono lo svolgimento della comunicazione,

Il processo di definizione relazione-termine fornisce definizioni in abbondanza circa il cosa sia – e in che cosa consista- la comunicazione.

Una grossa lacuna , viceversa, riguarda la definizione del  quando vi sia comunicazione.

Sembra ovvio affermare che si abbia la comunicazione se le persone fra cui si svolge la comunicazione e gli oggetti della comunicazione siano tutti presenti reciprocamente e contemporaneamente.

- Viceversa non è assolutamente ovvio affermare che esista comunicazione nel caso in cui non siano presenti tutti gli attori della comunicazione quando la comunicazione ha luogo, per esempio televisione, telefono, chat….ecc.

- E’ dubbio che si possa comunicare a se stessi poiché essere presenti a se stessi, implica una duplicità la cui esistenza è impossibile da dimostrare.

- Comunicare qualcosa che non sia udibile né visualizzabile nel presente e che sia una sorta di link verso l’evocazione di realtà passate e future o solamente evocabili, richiede qualcosa di più che il già complesso utilizzo di raffinate tecniche di concettualizzazione ed astrazione.

Il buon senso, e la consuetudine ,sostengono che il sistema di definizione relazione-termine è un ottimo strumento per fornire rappresentazioni utili per informare le persone in qualche modo coinvolte nella comunicazione di realtà ad esse precedentemente ignote o addirittura di informare circa l’esistenza di fenomeni pressoché impercepibili - ci si riferisce tanto al settore scientifico che a quello religioso e artistico.

In realtà non è detto che possa essere definita effettivamente come "comunicazione"la comunicazione di informazioni circa l’esistenza- o l’ipotesi di esistenza-di fenomeni che sono non direttamente percepibili e, soprattutto, assenti o misteriosamente presenti nel momento in cui la comunicazione viene effettuata.

La maggior parte della comunicazione umana avviene tanto nell’assenza della possibilità di percepire i fenomeni definiti e comunicati quanto  nell’assenza di alcuni degli attori della comunicazione in atto.

Questa duplice assenza rende difficile credere che abbia mai luogo una effettiva comunicazione di qualcosa fra le persone.

In queste righe si suppone che la comunicazione sia qualcosa di più ramificato e profondo che la definizione che ne scaturisce dalla seguente proposizione :

“ la comunicazione è il processo di trasmissione e recezione di unità di informazione”.

Nell’area di sensatezza del contingente, ove le persone che comunicano sono reciprocamente presenti,  non ci si avventura nell’evocazioni di realtà che necessitano

di una elaborata attività di definizione.

Nell’area della percezione che è capace di cogliere vari aspetti della trasformazione dell’esistente non si sa bene cosa succeda e, tragicamente, non si sa bene cosa farsene di quell’area nella vita.

Nella comunicazione definita dal processo di definizione relazione-termine non si comunica consapevolmente nessuna percezione, viene piuttosto elaborata senza sosta

la sensatezza da attribuire alle fondamentali assenze e degli oggetti e degli agenti delle comunicazione in corso.

La comunicazione nell’assenza viene resa possibile poiché tramite il presupposto, mai reso esplicito, di una continuità fra l’esistenza dell’assenza e la possibilità di creare definizioni che sembrano funzionare bene al fine di sostituire l’assenza stessa con presupposti di presenza, si

crede di aver cancellato le assenze iniziali.

La continuità viene sviluppata tramite numerose forme di immaginazione della realtà. Gli strumenti più noti e formidabili di tale immaginazione sono la capacità di attribuire forme di esistenza alla memoria del passato e del futuro, la capacità di creare rappresentazioni della realtà come le strutture di concettualizzazione, strutture simboliche, strutture narrative, mitologiche, ecc.

Sembra che la capacità di sostituire alla percezione dell’esistenza elaboratissime forme di immaginazione della realtà, costituisca l’ abilità più importante per gli esseri umani e sicuramente è l’abilità con la quale gli umani hanno costruito le loro forme di cultura e infine è l’abilità con la quale alla percezione dell’esistente hanno incessantemente e inconsapevolmente sostituito la l’immaginazione dell’esistente.

Normalmente viene sostenuto che quella immaginazione è l’unico luogo in cui l’esistenza umana possa avere luogo- e forse in questa affermazione apparentemente eccessiva c’è qualcosa di vero.

Sembra che l’immaginazione della realtà funziona in modo spettacolare ai fini della vita come  è altrettanto spettacolare notare le fondamentali assenze sulla quale è edificata tale immaginazione.

Non c’è motivo né di essere orgogliosi né di disprezzare l’abilità di immaginazione.

Non si può tacere il fatto che essa non può dire nulla circa la propria relazione con la realtà di ciò che definisce e come realtà e come ipotesi.

L’inevitabilità con cui quella abilità opera, la fa rassomigliare ad un istinto, ovvero la rende molto simile alla inevitabilità con la quali le cosiddette funzioni primarie dell’organismo umano si svolgono.

Non bisogna attribuirsi meriti per le cose che si compiono per istinto.