Se una convenzione,una regola, un concetto, non hanno niente a che fare con 
l'esistenza se non per il fatto che l'interpretano,allora 
essi hanno a che fare con 
l'interpretazione di qualcosa di esistente e l'interpretazione di qualcosa
 di esistente scaturisce, quindi, e coincide a un 
tempo, con l'elaborazione di concetti. Che stranezze avvengono....
Ma come fa ad agire tale interpretazione dell'esistente 
se in effetti sono reali le sue conseguenze
ma non la sua esistenza?
Può una convenzione, una semplice regola, produrre qualcosa di esistente?
Sembra di si, a giudicare dall'esistenza del frigorifero
 ma qualcosa sembra andare in modo strano.............
Può qualcosa essere nominato se non esiste?
L'ovvio scoglio contro il quale naufraga l'affaticarsi attorno al concetto
è contenuto nel fatto che il concetto può definire, e in generale
 trovare qualcosa, solo attraverso un altro concetto.
Ovvero L'operazione di definizione concettuale, quando deve dare 
conto di se stessa, entra in stallo,
diventa nè sensata, ne insensata, si dilegua.
Giustamente il concetto non dispone di una essenza nè è reificabile.
Ciò significa, altrettanto giustamente, che esso esiste sottoforma di 
una illusione,
di una suggestione di realtà.
Ciò che segna un confine invalicabile tra una illusione di realtà
e il mondo delle trasformazioni
è che è possibile definire un inizio e una fine assoluti della 
illusione di realtà, 
mentre tale definizione è del tutto impraticabile per la trasformazione.
Il mondo prodotto dalla illusione di realtà che produce il concetto,
che è il mondo prodotto dal definire ciò che non ha senso definire,
contiene il mondo umano, che in esso comincia e finisce.
Il mondo umano, inteso come l'ambito delle relazioni umane tra umani 
e pure quelle del singolo umano con se stesso e, più in generale, qualsiasi
 relazione che un umano abbia con qualsiasi definizione,
è una vera e propria macchina concettuale che funziona
basandosi sulla credenza-errore-sistematico che sia possibile 
definire il reale
mediante l'attività del definire.
 E se si nega che quel definire esiste, 
ovvero che è falso attribuire la pretesa di definire l'esistenza 
di qualsivoglia 
realtà  al sistema del definire,
bisogna avere l'onestà di fornire una spiegazione sensata, se possibile, 
alla enorme importanza data alle cose e alle visioni della psiche e del cosmo
prodotte dal sistema del definire.
Se poi quella spiegazione si limita a riconoscere che non ha alcun senso 
il mondo costruito dai concetti
a parte il fatto che i concetti servono a decriptare altri concetti
e a creare ottimi aspirapolveri,
allora si è arrivati alla sincerità.
Ma una spiegazione così drastica non è ancora arrivata.